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Noce 1La piana Rotaliana si estende a nord di Trento fra i fiumi Adige e Noce. E', un grande triangolo di origine alluvionale, circondato da grandi montagne che lo proteggono dai venti freddi, creando un microclima particolarmente favorevole per la vite, dalla quale si produce il rinomato vino teroldego.

Ne fanno parte i comuni di Mezzolombardo, Mezzocorona e s.Michele all'Adige, Zambana e Roverè della Luna, tutti fortemente legati all Noce 2agricoltura, dalla frutta, all'uva, agli asparagi, con le loro grandi cantine e con il prestigioso istituto agrario di S.Michele. Fra le altre attività va ricordato l'artigianato l'industria e il turismo di transito.

La pesca in Rotaliana riguarda soprattutto il Noce con i suoi splendidi salmonidi e a seguire le numerose fosse pedemontane, prima fra tutte la fossa di Caldaro, ben popolate di lucci, ciprinidi e anguille.

II fiume Noce è diviso in due parti: la prima a monte del canale della centrale idroelettrica fino alla Rocchetta; la seconda a valle della centrale fino alla confluenza in Adige. Nella prima parte le portate sono abbondanti e costanti, nella seconda sono molto variabili, per cui si deve fare molta attenzione e uscire immediatamente dall'alveo appena si avvertono cambi di portata (osservare i sassi semisommersi e raggiungere la sponda quando si bagnano).

Si possono catturare marmorate di grande taglia, fario, ibridi, temoli, con tutte le tecniche, mosca compresa. Della zona a monte fa parte uno splendito tratto no Kill. L'intero corso è facilmente raggiungibile, in buona parte anche in macchina direttamente sul fiume. 

Il Noce Rotaliano

Noce 10Dalla Forra della Rocchetta alla foce in Adige, il Noce rotaliano si caratterizza oltre che per un ambiente naturale variegato, anche per la vicinanza alle grandi vie di  comunicazione e per un’accessibilità più semplice rispetto ai tratti superiori. Con una pendenza media di 7,5 m/km ed una altitudine media di 225 m si differenzia notevolmente fra il tratto superiore (prima dello scarico della centrale di Mezzocorona) e quello inferiore sia per le portate che per la diversa presenza di pesce. Prevalentemente marmorate nella zona D1, temoli, trote fario, ma anche barbi e cavedani in quella inferiore.

Il Noce (Nòs in dialetto trentino) è Il maggiore affluente di destra dell’Adige, raccoglie le acque provenienti dal versante Sud dei ghiacciai del gruppo Ortles-Cevedale. Precisamente nasce dal Corno dei Tre Signori a 3360 m s.l.m., un’anticima della Punta S.Matteo, nel parco Nazionale dello Stelvio in Alta Val di Pejo. Nel suo scorrere impetuoso per milioni di anni ha lentamente scavato, la val di Pejo, la val di Sole e la Val di Non, rimodellandone il profilo caratteristicamente glaciale con profonde forre. Particolarmente suggestive sono quella di Mostizzolo al confine fra la Val di Sole e la Val di Non, quella di Mollaro che segna drammaticamente la Val di Non Centrale e quella della Rocchetta che si apre nella Piana Rotaliana. Il fiume quindi percorre la Piana Rotaliana, svolta verso sud poco dopo l’abitato di Mezzolombardo e sfocia nell’Adige nei pressi di Zambana. La Piana Rotaliana è famosa tra l’altro per il Terlodego, un vino pregiato molto apprezzato per le sue peculiari caratteristiche organolettiche, legate oltre che al clima della zona, anche al particolare terreno, frutto della atavica deposizione di sabbie e ciottoli trasportati qui dal Noce nelle sue esondazioni periodiche. Un “terroir” ideale ed unico al mondo per questo vino. Il Noce come molti fiumi di origine glaciale, ha una notevole portata d’acqua e pertanto non è sfuggito alla corsa all’energia, che ha caratterizzato tutto il territorio alpino nei primi anni dal dopoguerra. Sul fiume insistono infatti ben cinque derivazioni idroelettriche che ne hanno alterato le portate e fra l’altro anche limitato fortemente la possibilità di risalita per i pesci. Precisamente la diga di Pian Palù poco dopo la sorgente, la diga di Careser sul principale affluente, il Noce bianco, la diga di S.ta Giustina e quella collegata di Mollaro in val di Non ed infine la diga della Rocchetta.

Da ricordare inoltre che il Noce scorre nel triangolo d’oro della produzione di mele del Trentino. La parte bassa della val di Sole e l’intera val di Non sono infattiNoce 11 zone particolarmente vocate alla produzione di mele della varietà golden delicius, che per diventare belle, grosse e colorate, hanno bisogno di essere irrigate spesso e copiosamente. Non si contano quindi le derivazioni per uso irriguo, autorizzate e non, che, soprattutto in estate, depauperano ulteriormente l’acqua del fiume, limitando fortemente le portate di una miriade di piccoli e grandi affluenti, arrivando, in alcuni casi addirittura a prosciugarli completamente. Nonostante questo ad oggi la portata idrica del Noce è comunque di tutto rispetto, anche grazie al recente provvedimento della PAT che obbliga le grandi derivazioni idroelettriche al rilascio del cosiddetto deflusso minimo vitale, un rilascio d’acqua, a valle delle dighe, parametrato in funzione delle portate naturali del fiume a monte degli sbarramenti. In sostanza i rilasci vengono modificati periodicamente per emulare, in tutte le stagioni, le portate naturali del fiume. Questo permette anche di compensare, in parte, l’eccessivo prelievo irriguo durante l’estate (più acqua d’estate e meno in inverno). Dovremo attendere il 2016 per vedere applicato il deflusso minimo vitale anche alle derivazioni irrigue; materia questa particolarmente spinosa, visto che stiamo parlando di un polo economico fondamentale per il PIL del Trentino, nonché di una categoria di operatori che tendenzialmente sono alquanto resistenti ai cambiamenti. Per quanto riguarda la fauna ittica, il fiume è gestito da tre Associazioni di pescatori, L’Associazione Pescatori Solandri nel tratto che va dalle sorgenti fino a Mostizzolo (val di Sole), dall’ Associazione Pescatori Val di Non per il tratto centrale che va da Mostizzolo alla Rocchetta (val di Non) e dall’Associazione Pescatori Dilettanti Trentini nel tratto terminale che va dalla Rocchetta alla foce. Sebbene regolata dai Piani di Gestione, un documento di attuazione dei principi della Carta Ittica emanato ogni cinque anni dalla PAT, la gestione ittiofaunistica del fiume risulta essere a tutt’oggi alquanto eterogenea e frammentata, in virtù (o a causa) delle diverse sensibilità del mondo della pesca che, in associazioni diverse, evocano diverse interpretazioni dei principi e dei regolamenti stessi. Nonostante qualche problematica ancora aperta in merito ai piani di gestione e alla discussione fra PAT e pescatori, il fiume risulta essere fra i più pescosi del Trentino.

Noce 12Un pescatore che volesse veramente divertirsi, pescando in un ambiente naturale pressoché incontaminato, trova nel Noce una varietà di ambienti acquatici ed un’abbondanza di fauna ittica che difficilmente potrà trovare altrove. Tutto questo naturalmente vale per tutto il corso del fiume, dalle sorgenti alla foce, ma, se possibile, a varietà d’ambiente naturale, pescosità e presenza abbondante di pesci autoctoni (Trota marmorata soprattutto), il tratto terminale del Noce, aggiunge l’accessibilità e la vicinanza con le grandi vie di comunicazione (A22).Questo tratto di fiume, compreso tra la Forra della Rocchetta e la foce, ha una lunghezza di circa 12 km e una larghezza media di 25 m. si sviluppa con una pendenza di 7.5 m/km ad un’altitudine media di 225 m s.l.m. La confluenza del canale di scarico della Centrale idroelettrica di Mezzocorona divide il Noce Rotaliano in due tratti con caratteristiche ambientali e ittiche alquanto diverse. Il tratto superiore ha portate minori ed un alveo che è libero di divagare fra due argini artificiali distanti fra loro fra i 200 ed i 300 m. L’alveo è per lo più naturale, fatta eccezione per alcune briglie di contenimento del trasporto solido che comunque recentemente sono state modificate per permettere la risalita dei pesci (ribassate nella parte centrale o mitigate in altezza tramite l’apposizione di scogliere di massi).

L’ambiente fluviale è caratterizzato dall’alternarsi di buche profonde e raschi su cui si affaccia una florida vegetazione ripariale formata per lo più da salici e pioppi.Noce 13 La velocità della corrente è modesta per la scarsa pendenza del letto del fiume, ma anche per la presenza delle briglie, pertanto non di rado alla sera è possibile vedere spettacolari bollate, anche di trote di grossa taglia, dietro qualche masso, fra il ranuncolo d’acqua affiorante o al limite della vegetazione riparia. Questo tratto di fiume è popolato soprattutto da T. marmorata, non mancano tuttavia la T. fario e l’ibrido fra le due specie. Eccettuato un tratto di ca 600 m, regolamentato come No Kill, dove sono ammesse le sole esche artificiali, nel resto della zona sono ammesse tutte le tecniche ed il prelievovo è limitato a quattro catture di cui due soli esemplari di T. marmorata. Qui si può pescare con il galleggiante alla passata rasentando la vegetazione riparia o sondando un fondale fra grossi massi e sperimentare così l’ebbrezza di una partenza fulminea; si può “fare il pelo” ai grossi massi nei raschi o a valle delle briglie con un rapala o un cucchiaino rotante e farsi piacevolmente sorprendere da un violento attacco; si può mettere una canna a fondo  ed attendere l’abbocco godendosi la frescura in riva al fiume; si può percorrere controcorrente una piana con i waders ed insidiare, con mosche e ninfe, le grosse trote, prese dalla frenesia di una schiusa di effimere fra le zolle ondeggianti di ranuncolo d’acqua. Il tratto a valle del canale della Centrale di Mezzocorona (ca. 8 km) ha invece una portata di molto maggiore rispetto al tratto superiore. Questo è dovuto all’attività della Centrale idroelettrica che scarica nell’alveo fino a 60 mc al secondo di acqua. Questo tratto quindi è soggetto a variazioni di portata giornaliera molto consistenti. Negli ultimi anni, a seguito dell’aumentato fabbisogno energetico del nostro paese, l’attività della centrale è concentrata nelle ore diurne, piuttosto che in quelle notturne. Inoltre, mentre in passato era normale una chiusura degli impianti per tutto il weekend, ad oggi questo non avviene più, se non occasionalmente. Questo ha obbligato i pescatori a cambiare abitudini, almeno quelli che vogliono ancora frequentare questa zona: Infatti mentre un tempo qui era consuetudine pescare durante i weekend, con acque basse e scarsa corrente, utilizzando modalità di pesca molto simili a quelle adottate nel tratto a monte, oggi, date le portate e la velocità della corrente, si devono adottare tecniche diverse, adatte più alla pesca nei grandi fiumi, che nei torrenti. In questa zona l’ambiente è caratterizzato dalla presenza di arginature artificiali che di fatto incanalano il fiume impedendogli di divagare e che, con acque alte, concorrono ad aumentarne la velocità di scorrimento. La presenza inoltre di una fitta vegetazione riparia, sebbene costituisca un formidabile riparo per i pesci, rende tuttavia più difficoltoso l’accesso al fiume o limita la possibilità di salpare i pesci appena catturati. Tuttavia là dove si riesca ad accedere, l’adozione delle tecniche più adatte a questa situazione, comporta spesso soddisfazioni al di là delle più rosee speranze. Non è raro l’incontro con grossi esemplari di T. fario o T. marmorata. Nella parte più a valle, in prossimità della foce, i fondali sono costituiti da ampi ghiaieti di grana molto sottile.

È qui che il Temolo trova il suo habitat ideale. Merita un cenno particolare la zona del Biotopo della Rupe, che si trova in prossimità del ponte omonimo che attraversa il fiume alla periferia sud di Mezzolombardo. Si tratta infatti di una zona venutasi a creare a seguito di una piena dei primi anni del ‘900. Il fiume infatti qui, rotto l’argine di sponda destra, ha divagato libero in una serie di anse con altrettante buche profonde per poi rientrare fra gli argini poco meno di un chilometro a valle. L’ambiente fluviale qui è caratterizzato dalla presenza di un bosco ripariale particolarmente rigoglioso e fitto, costituito per lo più da grossi salici; non mancano tuttavia carpini e pioppi ed altre specie minori. La vegetazione avvolge le anse del fiume formando a tratti delle vere e proprie gallerie, dandoci una vaga idea di come dovesse essere l’ambiente fluviale del Noce prima della regimentazione austroungarica. Qui il fiume si allarga a formare ghiaieti buche e correntini in un continuo di rivoli che si dipartono in tutte le direzioni. Un paradiso per i pesci (trote e temoli), un paradiso per la pesca. Anche in questa zona sono ammesse tutte le tecniche di pesca ed il prelievo è limitato a quattro catture di cui due soli esemplari di T. marmorata. Con acque basse e quindi più lente è possibile adottare tutte le tecniche di pesca: dalla passata col galleggiante alla pesca a mosca, dallo spinning alla pesca a fondo, approfittando dell’innumerevole quantità di ambienti che si rivelano con il ritiro delle acque. Con acque alte invece, situazione ormai più frequente, ci si può dedicare allo spinning con artificiali più pesanti per rasentare il fondo e, nonostante la corrente ,”farla barba ai sassi” o tentare temoli e trote con la camolera che quasi ti ipnotizza con il fremito del suo ritmico rotolare sul fondo di ciottoli, ton… tototon… ton ton… tototon …,in attesa del sussulto buono, quello dell’abboccata.

testo e foto di Pietro Pedron tratto da “Il Pescatore Trentino Nr.2 2011”

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