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Noce Avisio articolo 2016 1

Noce e Avisio il paradiso delle marmorate

Articolo di ivano Mongatti [Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.tratto dalla rivista Mosca e Spinning di aprile

C’è un posto nel bel mezzo del nord dell’Italia che è diventato il santuario delle marmorate. Non so come, ma non ne conoscevo l’esistenza e di ciò mi rammarico. Avevo visto il Noce, prima, solo una volta in estate, durante una vacanza in val di Sole, ma correva impetuoso e marrone, tanto da farmi sperare il meglio per quei pazzi in gommone, che lo solcavano. Poi mi porta a pesca Antonio Banal e mi mostra la piana Rotaliana, dove il Noce scorre come una splendida e veloce risorgiva.

il Noce rotaliano

Mi racconta della presenza di grandi trote, ibridi e marmorate ... 

.. e mi dice che non manca nemmeno il temolo, il quale anzi la fa da padrone da un certo sbarramento in poi, sin dove questo splendido fiume si dona all’Adige. La giornata è piovosa e il corso d’acqua abbastanza ingrossato, cosicché con la mosca stento a entrare in pesca, mentre Antonio, che si dà da fare dietro di me, a spinning, con un minnow di 5 cm dotato di monoamo, riesce a smuovere e catturare molte trote di taglia media e piccola. Risaliamo il fiume fino a incontrare una splendida lama larga circa 40 metri, molto lunga, con in mezzo alla corrente una stupenda formazione compatta di ranuncolo affiorante, che si muove sinuoso.
Ecco, qui alcune trote le abbiamo trovate in attività ed è stato un piacere per me e per il mio compagno di pesca fregarne più di qualcuna a galla. Per lo più marmorate e ibridi, rare le fario, quasi tutte piccole, con un paio di punte sui 30 cm. Tutte trote vere, superpinnate e potenti. Pescando in questo tratto del Noce si capisce il duro lavoro gestionale che ci sta dietro. Si vedono ibridi con ormai latenti i segni tipici della fario, indicazione evidente che il ceppo di trota marmorata viene aiutato e rinforzato a danno del ceppo delle fario. La cosa che mi ha fatto pensare – e che mi ha fatto capire in quel momento che quel fiume era ben gestito davvero – è che il tratto che avevo visto era un tratto libero a tutte le tecniche, dove era consentito per giunta anche il prelievo; eppure, avevo visto che finanche lì i pesci c’erano, compresi i temoli. Ne avevamo preso uno davvero grosso pescando a ninfa in un correntone profondo. A galla, con il fiume gonfio, sarebbe stato impossibile farli salire. Antonio mi racconta delle sue catture, mentre peschiamo, e mi mostra le foto di alcuni enormi esemplari che ha catturato nei mesi passati, tutti rilasciati ancorché avesse potuto trattenerli. Ci spostiamo poco più a monte, nella zona no kill, che è, in verità, meno di un chilometro, dove è consentita la pesca solo a mosca e a spinning; peschiamo ancora, prendendo qualche trota sia noi che Antonio. Mentre pesco penso che quel no kill ha poco senso, così piccolo, in un fiume così grande. Spero che sia un punto di partenza e non di arrivo, insomma. La pioggia si fa battente e dobbiamo dare forfait dopo un paio d’ore di pesca, fradici. Mentre andiamo a visitare l’incubatoio, rifletto ancora sul fiume che ho visto. L’ho immaginato bello e pieno di pesci come me lo ha raccontato Antonio, che mi ha detto: «Ivano, immaginatela in luglio questa piana, la sera alle 20, con l’acqua lenta, il ranuncolo fiorito… e tutti i pesci che bollano».

Noce Avisio articolo 2016il Noce in C6

Più in alto, risalendo il Noce oltre la Piana Rotaliana, sino alla Val di Non, troviamo un tratto molto bello, in alcuni punti direi anzi spettacolare, gestito dalla Associazione Pescatori Sportivi in C6 - Cles che deriva dallo splendido Bacino di Santa Giustina, invaso ove trovano casa enormi marmorate. Il corso d’acqua è stretto in una valle che, risalendo, arriva a picco sull’eremo di Santa Giustina e poi, superato l’invaso, degrada sul lago. Il paesaggio prealpino con la valle fiorita di meleti è fenomenale e il fiume scorre là in fondo, nel mezzo. Pesco insieme a Marco Gilli, presidente della Associazione Pescatori Sportivi in C6, in differenti tratti di Noce, io a mosca e lui a spinning. Le condizioni per questa seconda tecnica sono perfette, il fiume cala dopo la pioggia battente del giorno prima. Ho visto prendere da Marco moltissime trote, sino a quando non ne ho trovata una attiva nel lungoriva in caccia. Era attaccata alla vegetazione e si muoveva appena per prendere le mosche che scendevano. Per fortuna ci sono arrivato al primo lancio e l’ho agganciata subito. Ennesimo ibrido della giornata secondo Marco, ma il primo per me, a mosca; una piccola soddisfazione in un impari confronto che ha visto un altro mio picco positivo solo verso sera: attendendo un coup de soireche non partiva mai (e che non è partito) ho deciso di montare uno streamer bianco e pescare in una piana. Risultato: ben tre marmorate in 15 minuti, tutti pesci selvaggi, cattivi e di pure di taglia notevole, stavolta.
Marco è da poco presidente e mi racconta di quanto sia complesso muovere i fili di un’associazione che gestisce la pesca in quei luoghi. In questa realtà la Provincia ha delegato compiti importanti ai ‘gestori’: la possibilità di far pagare un permesso, la vigilanza, la gestione dei tratti aperti e chiusi tramite ripopolamento con soli avannotti di marmorata ecc. Nelle acque gestite da Marco e dai suoi compagni di avventura si trovano soprattutto marmorate ed ibridi e si può scegliere di pescare sia il Noce che, sempre in zona, splendidi torrenti come il Barnes o il Pescara. Tutti i torrenti sono aiutati, grazie a un accordo con un incubatoio di una contigua valle, attraverso semine di novellame di trota marmorata e solo nella parte bassa di un paio, sede di campi gara, viene immesso materiale adulto. Con Marco e con Alberto Concini, altro socio e “motore” dell’Associazione in C6 abbiamo parlato a lungo di come talvolta basta poco per portare su o far andare giù le popolazioni ittiche e, con loro, la vita di un fiume. Stanno lavorando, giusto per fare un esempio, sull’abbattimento di due briglie per assicurare continuità fluviale, naturalezza insomma, a un affluente. Alberto mi racconta di come il fiume abbia ripreso vita negli ultimi anni grazie a una decorosa legge sul deflusso minimo vitale. E di come, per una volta, adesso e non prima, le cose vadano meglio. Mi mostra alcune trote stordite in dicembre scorso su un torrente affluente del lago. Pesci di 5-6-7 kg, marmorate impressionanti che risalgono un torrentino dove al massimo ti aspetti una trota di 35 cm. Marco, Alberto e i loro soci hanno una visione chiara del loro patrimonio di acque e le gestiscono con attenzione, rispetto e, aggiungerei, una sorta di malcelato amore.

Noce Avisio articolo 2016 2l’Avisio in Val di Cembra

Vado per la prima volta in Avisio praticamente con il ‘padrone di casa’ in quella valle, Adriano Gardumi. Con me ci sono Emiliano, mio compagno di pesca e di club, e Sergio Berti, guida di pesca nonché ottimo costruttore di canne in bamboo. Dico di Adriano che è il padrone di casa perché il tanto amore per quella valle, la sua valle, gli ha fatto comprar casa nel cuore della stessa, a Gresta, un piccolo borgo dalle cui case ti affacci in basso, sul fiume. Ho chiesto ad Adriano di portarmi in un posto selvaggio con pesci selvaggi e lui mi ha risposto: «Ve la sentite di camminare un po’?» Chi avrebbe risposto di no? Così, da un ripido sentiero siamo discesi in circa 30 minuti (a risalire sono un po’ di più… perché non sono in forma) in un tratto di Avisio dove non pescano in molti, proprio perché è faticoso da raggiungere.
Quando arrivi in fondo e guardi in alto vedi intorno a te solo bosco, fiume e cielo; poi senti ronzare e scorgi le grandi perle, goffe, in aria. Il fiume ha sassi scuri, grandi, disseminati tra ghiaie e ciottoli. È difficile da attraversare e per questo Adriano porta sempre con sé il bastone. Me lo sono guardato bene quel fiume, prima di cominciare a pescarlo. Diverso da molti altri in cui sono stato, con piane quasi tutte dalla conformazione irregolare e numerose pietre di medie dimensioni disseminate qua e là, nel mezzo. A secca quel fiume, quelle piane, andavano battute pian piano, prima dietro e poi davanti a ogni pietra, metodicamente, una presentazione alla volta. Abbiamo cominciato in tarda mattinata e verso le quattro del pomeriggio avremo percorso sì e no 300 metri di fiume, prendendo 20-30 trote e sbagliandone non so quante. Era facile, erano davanti a ogni pietra, oppure appena dietro e saltavano fuori come forsennate appena passavo loro sulla testa con un bel CdC e pernice. Forse sono stato proprio fortunato io quel giorno, ma più probabilmente è vero che davvero quella zona, difficile da raggiungere, è poco frequentata e quindi i pesci ci prosperano. Adriano mi racconta che i pesci belli, nell’Avisio in Val di Cembra, non si trovano solo nella zona no kill, ma un po’ in tutto il fiume, che è per buona parte impegnativo da raggiungere e assai distante dalla strada. Guardando dall’alto la stretta valle con i suoi 33 km di Avisio che scorre tra i pini cembri, non stento a credergli.

Noce Avisio articolo 2016 3l’impianto ittico APDT - Tamanini

Una volta c’era un rinomato allevamento di iridee, mentre oggi, completamente rifatto, riadattato e innovato, a pochi minuti da Trento c’è uno splendido impianto che sarebbe riduttivo chiamare solo ‘incubatoio’. Le acque provengono dal prelievo di circa 20 l/sec. dal rio Valsorda e da tre sorgenti di acqua potabile provenienti dai lati sud e ovest dell’impianto, per altri 15 l/sec. Le sorgenti alimentano prioritariamente l’incubatoio e successivamente le vasche a valle, mentre l’acqua del torrente alimenta sia le vasche a monte che a valle. Prima di entrare nell’incubatoio, le acque di sorgente passano per un degasatore, rendendole idonee allo svezzamento degli avannotti, mentre quella delle torrente passa dalla presa d’acqua dotata di griglie filtranti autopulenti ad effetto Coanda.
Il cuore dell’impianto è costituito dall’incubatoio. Una struttura di circa 100 mq, interamente coperta e rivestita con materiale altamente isolante, ospita 16 vasche in acciaio inox, un canale di alimentazione lungo 25 m, anche questo in acciaio, e due postazioni dotate di 10 tubi ciascuna, capaci di incubare oltre 1.500.000 uova. Naturalmente, se si prevede di produrre numeri importanti di marmorata non si può lasciar nulla al caso e quindi non solo il vecchio proprietario dell’allevamento ha la dimora ancora nel casolare annesso, ma oltre al suo esperienziale controllo, vi sono una serie di innovazioni tecnologiche che fanno sì che tutto si svolga per il meglio. Se una piena abbassa il livello di ossigeno nell’acqua o se la temperatura dell’acqua diminuisce troppo, c’è un sistema automatico d’allarme e un ripristino automatico delle condizioni ottimali tramite un sistema che monitora costantemente e autoregola i valori di ossigeno e temperatura in ogni singola sezione. Attraverso dei set point giudiziosamente impostati per ogni ossimetro, si è in grado di gestire automaticamente l’immissione ottimale del gas per ogni sistema di dissoluzione. Visito questo impianto in compagnia di Marco Faes, presidente della Associazione Pescatori Dilettanti Trento, e mi piace sentir dire dalla sua voce che quanto appena realizzato sarà il motore che porterà di nuovo la marmorata ad essere il pesce autoctono e dominante di quelle valli, come lo è stato per millenni.

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